Arc.a: un nuovo paradigma per la valorizzazione del paesaggio storico appenninico

Cosa significa Arc.a?

Arc.a è l’acronimo di Archeologia e Ambiente, ed è un innovativo format integrato di ricerca scientifica, tutela, valorizzazione e promozione turistica della biodiversità ambientale e del paesaggio storico e archeologico dei territori appenninici, il cui fine è promuoverne la conoscenza e la fruizione, utilizzando i più moderni sistemi interpretativi della ricerca sul campo e dell’archeologia sperimentale, oltre alle più innovative tecnologie di comunicazione multimediale. Il nucleo fondatore di Arca è convenzionato con il Centro di Ricerca Te.m.p.l.a (Tecnologie Multimediali per l’Archeologia) del Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna, promotore del progetto e della realizzazione del Museo e del Parco, oltre che dei sistemi informativi e di comunicazione ad essi collegati. Arc.a è inoltre membro permanente del NetWork europeo di siti archeologici EXARC – Archaeological Ope-Air Museum.

Per approfondimenti vedi:
Arca su EXARC: https://exarc.net/members/venues/monterenzio-archaeological-museum-monte-bibele-it. Il video di Arc·a su EXARC: https://www.youtube.com/watch?v=ALT7baClfzY&list=PLJVJDPMJKLvBVobRQBHleiRvq0HVrjYfH. Il video sulla costruzione del Parco Open Air di Spina (Valli di Comacchio) https://www.youtube.com/watch?v=ReVwfZnX0ls&list=PLJVJDPMJKLvBcjOMkGvf-VZP2fIs71roj

Arc.a – Monte Bibele a.p.s.

Arc.a – Monte Bibele è l’Associazione di promozione sociale costituita nel 2016 dall’equipe di archeologi che ha dato vita, in più di 50 anni di ricerche tra le valli dello Zena e dell’Idice, al Museo Civico Archeologico di Monterenzio e all’Area d’Interesse Archeologico Naturalistico di Monte Bibele. Arc.a Monte Bibele, su concessione del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo e del Comune di Monterenzio, gestisce il Museo, le aree archeologiche e i territori da cui provengono i beni rinvenuti, allo scopo di promuoverne la conservazione, lo studio e la valorizzazione turistica e culturale.

In generale vedi il sito di Arca: https://montebibele.eu. Sull’associazione Arca Monte Bibele vedi: https://montebibele.eu/arca-montebibele-aps/

Arc.a: un innovativo modello gestionale

Arc.a è anche un modello gestionale alternativo per la tutela, gestione, valorizzazione e fruizione di quelle aree archeologico-naturalistiche ancora ampiamente presenti sul territorio nazionale e non già compromesse o contaminate da grandi infrastrutture territoriali. Il modello è stato approvata dal comitato tecnico-scientifico di indirizzo costituito dal Ministero dei Beni Culturali, dal Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna e dal Comune di Monterenzio, quale piano integrato per la conoscenza, tutela e fruizione del “paesaggio culturale appenninico dell’alta valle dell’Idice”. Il progetto, che coinvolge soggetti pubblici e privati a livello nazionale ed internazionale, è composto dal Direttore di Arc.a – Parco in Rete dell’Alta valle dell’Idice – e dai rappresentanti designati delle Istituzioni presenti, a diverso titolo, nella proprietà del patrimonio. In particolare: 1) il proprietario dei beni che ne costituiscono il “contenitore”, edifico del Museo e terreni delle aree archeologiche, e cioè il Comune di Monterenzio; 2) il proprietario dei beni che ne costituiscono il “contenuto”, beni archeologici e paesaggistici, e cioè lo Stato, qui rappresentato dai diversi uffici competenti della Soprintendenza; 3) i proprietari dei beni intellettuali immateriali derivanti dalla ricerca, dei quali sono attori l’Università di Bologna e il team di ricerca che ha attuato i rinvenimenti e che ha progettato e materialmente realizzato Museo e Parco.

Per approfondimento sul Comitato di Gestione vedi: https://montebibele.eu/il-comitato-di-gestione/

Arc.a: un “Parco Archeologico in Rete”

Arc.a è il progetto per giungere alla realizzazione di un “Parco Archeologico in Rete dell’Appennino bolognese” coerente con le “Linee guida per la costituzione e la valorizzazione dei parchi archeologici” del gruppo di lavoro ministeriale istituito con D.M. il 18 maggio 2010. Da tali definizioni si è compreso che l’”Area d’Interesse Archeologico Naturalistico di Monte Bibele” è rispondente al concetto di «parco a perimetrazione unitaria», mentre l’ipotesi di gestione comune di tale Area con il Museo Archeologico di Monterenzio meglio risponde alla definizione data per il concetto di «parco in rete». In questo caso, i “nodi” del “parco in rete” sono il Parco che musealizza le strutture archeologiche monumentali all’aperto, nel loro contesto paesaggistico e naturalistico originari, e il Museo che ne custodisce i reperti mobili, ove i due devono essere trattati in base ad un progetto di gestione unitario, in quanto luoghi distinti, non contigui e con problematiche proprie, ma concettualmente riuniti e resi coerenti da un unico piano di tutela, valorizzazione e comunicazione che è ispirato da un progetto culturale unitario. Di tale progetto culturale è parte integrante la storia del paesaggio e del territorio entro cui tali emergenze sono inserite (unità territoriale Alta Valle dell’Idice), e dunque questo territorio andrà considerato come terzo nodo del «parco in rete», cui dedicare uno specifico progetto di mobilità culturale tra città, territorio, sede museale e Parco (percorsi trekking, servizi navetta, mobilità elettrica interna al parco, etc.).

Per approfondimento sulle “Linee guida per la costituzione e la valorizzazione dei parchi archeologici” e sul documento di indirizzo per la costituzione del Parco in Rete vedi: https://montebibele.eu/il-comitato-di-gestione/. Per Arc.a – Parco Archeologico in Rete vedi: https://montebibele.eu/un-parco-archeologico-in-rete/. Per una presentazione video “in volo” sui luoghi del Parco in Rete: https://montebibele.eu/i-luoghi-del-parco/

Archeologia – Ambiente: un diverso progetto di tutela e fruizione dei Beni Culturali

Il modello Arc.a – Monte Bibele – Archeologia Ambiente – è stato concepito per offrire un modello gestionale esportabile alle migliaia di contesti naturalistici presenti sul territorio nazionale entro cui le presenze storico – archeologiche (le “Arche”) risultino essere ancora immerse nel loro paleoambiente originario. Questi contesti, se pure emarginati dalle politiche di tutela e sempre meno valorizzati, sono parte sostanziale di una riscoperta della “Bellezza Italia” su aree decentrate rispetto ai tradizionali poli attrattivi dei flussi turistici internazionali. Vi è qui una ulteriore, voluta e consapevole inversione del paradigma affermato dalle politiche Ministeriali degli ultimi decenni, entro cui si è inteso accentrare ogni risorsa di tutela e visibilità sulle grandi esposizioni museali urbane e sui grandi complessi storico – archeologici riconosciuti dalle consuetudini dei tout operator internazionali. Questa politica ha portato ad un vero e proprio esproprio di beni archeologici mobili dai luoghi di provenienza, cui corrisponde l’abbandono di quei monumenti o aree archeologiche che sono diffusamente distribuiti sul nostro territorio in luoghi lontani dalle grandi infrastrutture di comunicazione e urbane, delegittimandone così l’attrattività turistica ed economica. Tutto questo avviene paradossalmente nel momento in cui si avvertono da anni tendenze del mercato del tutto opposte, con un ampliamento della domanda su mete alternative che consentano al visitatore una riscoperta lenta e ragionata del paesaggio storico, e cioè non condizionata a priori nella scelta dei modi, dei tempi e dei luoghi di percorrenza e di permanenza.

Parco Archeologico in Rete: inversione del paradigma sulla natura e bellezza del Bene Culturale

Il concetto di Parco Archeologico in Rete risponde inoltre ad una diversa percezione del concetto di Bene Culturale rispetto a quanto è espresso nelle intenzioni Ministeriali. In queste ultime il bene culturale è concepito come entità statica, immutabile eredità del passato, non modificabile e definita nel tempo. Il Bene Culturale è così assimilato a principi collezionistici in parte ereditati dalla Storia dell’Arte, dove il concetto di valore è nella sua fisicità ed unicità, e dunque oggetto da conservare chiuso in una vetrina di Museo con fini puramente espositivi. Diversa è la percezione del Bene Culturale che viene dalla ricerca archeologica. Essendo il Monumento archeologico un bene di nuovo rinvenimento, viene meno l’idea di considerarlo staticamente immutabile e definito nel tempo. L’archeologica moderna non ha come suo obbiettivo la scoperta di soli beni materiali, o tesori di riconosciuto valore artistico, ma è metodo scientifico di analisi dei contesti che ne raccontano la storia, a partire dall’analisi stratigrafica dei loro fattori di occultamento. L’Archeologia, in sostanza, cerca informazioni, e non necessariamente oggetti, e questi ultimi concorrono alla ricostruzione del contesto storico e ambientale dei luoghi indagati solo se opportunamente inseriti, insieme agli altri dati, nel più articolato processo di interpretazione del contesto stesso. In questa ottica il Bene Artistico e Culturale è tutt’altro che statico, ma è anzi, al pari della natura del paesaggio, oggetto di un continuo processo di sua alterazione, riuso ed interpretazione, ed è questa sua continua mutevolezza nel tempo e nello spazio che ne fa cogliere, ad un’osservatore consapevole, la percezione di Armonia e Bellezza.

Museo diffuso: il paesaggio storico come primo NetWork culturale veicolo di Bellezza

Più che un singolo Museo, Area Archeologica o Monumento, è dunque il contesto ambientale e storico territoriale entro cui il bene si è costituito il vero veicolo culturale della percezione del nostro essere parte della mutevolezza dello Spazio e del Tempo. Ed è allora nella costituzione di Arche, isole tematiche del sapere, quali nodi di un NetWork territoriale costruito sulle reciproche relazioni storiche che ancora disegnano sul territorio i percorsi per raggiungerli, che si gioca nell’immediato la costruzione di un modello di fruizione del territorio che costituirà la base di una nuova dimensione del concetto stesso di valore del Bene Culturale. Modello gestionale e modello di fruizione vanno così ad integrarsi in progetti che hanno per oggetto sia la valorizzazione dei nodi territoriali di interesse tematico sia quella dei percorsi e dei sistemi di mobilità che li collegano: percorsi e nodi che rispondono al disegno stesso dell’antica infrastruttura territoriale e che restituiscono al visitatore tempo, ragione e significato della narrazione del paesaggio storico.

Arc.a – Monte Bibele: gli archeologi e la ricerca archeologica come traccia comunicativa

Chi deve allora produrre questi modelli integrati di gestione e di fruizione culturale in grado di determinare i contenuti informativi, i modi e le forme narrative utili alla costruzione del racconto? La risposta rimanda ad una ulteriore inversione del paradigma ministeriale secondo cui i Beni Culturali, in quanto “giacimenti”, debbano essere gestiti da chi nulla sa della loro storia, e cioè da manager esperti in realizzazione di profitto, e non da chi quella storia la ha vissuta, realizzata e concretizzata con il proprio sforzo fisico e con le proprie capacità intellettuali: nel nostro caso, quegli stessi archeologi che quel patrimonio lo hanno rinvenuto, studiato e valorizzato. Arca Monte Bibele APS è allora il completamento naturale di un modello che rivoluziona l’idea stessa di bene comune come proprietà indivisa su cui lo Stato riconosce il solo valore patrimoniale e su cui tale riconoscimento fa gravare regole che spesso pongono il bene stesso nella disponibilità di nessuno, piuttosto che nel legittimo godimento di tutti. Nella narrazione di chi quel bene lo ha rinvenuto, il Bene Culturale e la sua Bellezza sono al contrario il racconto di un grande patrimonio collettivo del passato che ancora ci appartiene e che tale deve rimanere: l’incredibile sforzo di vita, civiltà, miserie e passioni, di coloro che, prima di noi, hanno provato a confinare l’ineluttabilità della morte, del tempo e dell’aldilà in una idea del loro destino futuro che nella riscoperta del passato giunge fino a noi, divenendo parte del nostro presente. Il vero racconto dell’Archeologia, in quanto cosa che merita di essere raccontata, è dunque principalmente nell’emozione di chi, riscoprendo il testamento del passato, si rende artefice dei destini di questo loro viaggio nel Tempo, restituendone forza, valore e significato.

La ritualità del tempo futuro come costruzione narrativa ed esperienziale

L’inversione del paradigma narrativo della Storia è così definitivamente compiuto e prospetta scenari di nuova Bellezza del Bene Culturale entro cui la banalizzazione rievocativa di un nostro viaggio ideale nel passato, in una sorta di fin troppo abusata “macchina del tempo”, lascia il posto alla diversa esperienza emozionale che è il sentirsi parte presente e consapevole di questo loro immaginario viaggio nel tempo futuro. E questo viaggio è cosa che ci riguarda molto da vicino e ci colpisce nel profondo: perché quel loro tempo immaginato altro non è che il senso della nostra stessa vita, essendo cosa che tratta del nostro destino, di ciò che siamo, di ciò che saremo e di ciò che, ancora prima di questo nostro incontro con il passato, non sapevamo di essere.

Vedi spot “La Valle del Tempo”: https://www.youtube.com/watch?v=z-GtGwkc2zI&list=PLJVJDPMJKLvBWCj7Kjg4GtyrQPkt4BZp5

 

Il Direttore di Arc.a
Antonio Gottarelli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Add Location