Arc.a – Il Parco Archeologico in Rete dell’Appennino bolognese

“Archeologia – Ambiente: un nuovo paradigma per la valorizzazione del paesaggio storico”

Arc.a Monte Bibele aps


Arca Monte Bibele è l’Associazione di promozione sociale costituita dall’equipe di archeologi che ha dato vita al Museo Civico Archeologico di Monterenzio e all’Area d’Interesse Archeologico Naturalistico di Monte Bibele. Su concessione del Ministero dei Beni Culturali e del Comune di Monterenzio, gestisce il Museo, le aree archeologiche e i territori da cui provengono i beni rinvenuti, allo scopo di promuoverne lo studio e la valorizzazione turistica e culturale.

Cosa significa Arc.a?


Arca è l’acronimo di Archeologia e Ambiente, ed è un innovativo format integrato di ricerca scientifica, tutela, valorizzazione e promozione turistica della biodiversità ambientale e del paesaggio storico e archeologico dei territori appenninici, il cui fine è promuoverne la conoscenza e la fruizione, utilizzando i più moderni sistemi interpretativi della ricerca sul campo e dell’archeologia sperimentale, oltre alle più innovative tecnologie di comunicazione multimediale.

Arc.a, Te.m.p.l.a., Exarc


Il nucleo fondatore di Arca è convenzionato con il Centro di Ricerca Te.m.p.l.a (Tecnologie Multimediali per l’Archeologia) del Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna, promotore del progetto e della realizzazione del Museo e del Parco, oltre che dei sistemi informativi e di comunicazione ad essi collegati. Arca è inoltre membro permanente del NetWork europeo di siti archeologici EXARC – Archaeological Ope-Air Museum.

Arc.a: un “Parco Archeologico in Rete”


Arca è il progetto per la realizzazione di un “Parco Archeologico in Rete dell’Appennino bolognese”, in attuazione delle “Linee guida per la costituzione e la valorizzazione dei parchi archeologici” contenute nel D.M. del 18 maggio 2010. I primi “nodi” del “parco in rete” sono il Parco Archeologico di Monte Bibele, che musealizza le strutture archeologiche all’aperto nel loro contesto paesaggistico e naturalistico originari, il Museo Archeologico di Monterenzio, che di quei luoghi ne custodisce i reperti, e l’intero territorio entro cui tali emergenze sono inserite (unità territoriale Alte Valli Idice-Zena), in quanto luoghi distinti ma concettualmente riuniti e resi coerenti da un unico progetto culturale di valorizzazione e comunicazione. Di questo progetto è parte integrante la storia del paesaggio cui dedicare uno specifico progetto di mobilità turistico-culturale tra la città metropolitana di Bologna e il territorio montano.

Arc.a: un innovativo modello gestionale


Arca è anche un innovativo modello gestionale per la tutela e valorizzazione di aree archeologico-naturalistiche, presenti in ambito appenninico, che si localizzano in luoghi non già compromessi o contaminati da grandi infrastrutture territoriali. Il piano è stato approvata da un comitato tecnico-scientifico di indirizzo che è composto dalle Istituzioni che sono, a diverso titolo, coinvolte nella proprietà dei beni: 1) il Comune di Monterenzio, che è proprietario dei “contenitori”, l’edificio del Museo e le aree del Parco; 2) lo Stato, in quanto proprietario dei beni che ne costituiscono il “contenuto”, beni archeologici mobili ed immobili, qui rappresentato dai diversi uffici competenti della Soprintendenza; 3) l’Università di Bologna e il team di ricerca che ha attuato i rinvenimenti e che ha progettato e materialmente realizzato Museo e Parco, su cui è riconosciuta la proprietà dei beni intellettuali immateriali derivanti dalla ricerca.

Un diverso progetto di tutela dei Beni Culturali


Il progetto Arc.a Monte Bibele – Archeologia Ambiente – è stato concepito per offrire un modello gestionale esportabile alle migliaia di contesti naturalistici presenti sul territorio nazionale entro cui le presenze storico – archeologiche (le “Arche”) risultino essere ancora immerse nel loro paleoambiente originario. Se pure emarginati dalle politiche di tutela e sempre meno valorizzati, questi luoghi sono parte sostanziale di una riscoperta della “Bellezza Italia” su aree decentrate rispetto ai tradizionali poli attrattivi dei flussi turistici internazionali. Vi è qui una voluta e consapevole inversione del paradigma affermato dalle politiche Ministeriali degli ultimi decenni, entro cui si è invece voluto accentrare ogni risorsa di tutela e visibilità sulle grandi esposizioni museali urbane e sui grandi complessi storico – archeologici riconosciuti dalle consuetudini dei tout operator internazionali.