La valle dell’Idice: l’antica porta del Mediterraneo verso il mondo transalpino

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“Per secoli appartata dai grandi sommovimenti della storia, l’alta valle dell’Idice fu di volta in volta protagonista di avvenimenti che hanno modificato i destini dellʼintero continente. Così è stato nel tentativo alleato di sfondamento della Linea Gotica tra l’Idice e il Santerno, quando alla liberazione di Bologna del 21 aprile 1945, è seguita la fine della guerra in Italia il 25 e quella in Europa l’8 maggio. Le scoperte archeologiche del dopoguerra dimostrano ora che già così era stato più di 2000 anni prima, nell’altra grande invasione da sud che la storia ricordasse: quella romana del II secolo a.C. Superato l’estremo bastione appenninico tra le valli dell’Idice e del Sillaro e conquistata Felsina, Roma ebbe aperta la via verso le terre d’oltralpe e sull’intero continente europeo”.

 

L’ultimo esploratore “romantico”

Con la fine del secolo e la scomparsa dei suoi protagonisti si conclude la grande stagione dell’archeologia bolognese dell’ottocento, lasciando il nostro Appennino in un silenzio lungo mezzo secolo. Figura di transizione degli studi sulla preistoria e protostoria emiliana del secondo dopoguerra è Luigi Fantini, speleologo, geologo, fotografo degli antichi edifici e ultimo esploratore “romantico” dell’Appennino bolognese.

Il tragico ritorno della Storia

Nel 1939, Fantini darà inizio ad una vasta campagna fotografica delle antiche abitazioni dell’Appennino bolognese, l’ultimo l’affresco di un mondo fatto ancora di luoghi, di achitetture, di volti e di tradizioni antichi. Un mondo che era rimasto per secoli discretamente appartato dai teatri dei grandi sommovimenti della Storia, ma che, di lì a poco, da quelli sarebbe stato nuovamente raggiunto e spazzato via.

1945: dalla tempesta alla primavera

L’avanzata alleata, in corsa con il tempo per il precoce arrivo dell’inverno e impantanata in un autunno freddo e piovoso, giunta a soli 30 chilometri da Bologna, si spegnerà sotto le vette del contrafforte di Monte Adone, Monterumici e Livergnano. Il bastione pliocenico non verrà mai superato e Bologna sarà liberata solo sei mesi dopo, il 21 aprile del 1945, dai Polacchi dell’armata adriatica di Anders.

Dalle distruzioni l’inaspettato

I bombardamenti, avevano via via svelato le tracce materiali di un popolamente antico della montagna in luoghi impervi ed inaspettati, luoghi che ne avevano per secoli occultato la memoria. Fin dal 1949 Fantini è già attivo in ampie ricognizioni del territorio e negli anni seguenti individuerà, tra gli smottamenti del bastione di Monte delle Formiche, strumenti litici da lui attribuiti al Paleolitico inferiore e medio.

Un antichissimo abitato

Alla fine degli anni ’50, un gruppo di cacciatori che seguiva le tracce di un tasso, giunse a Pianella di Monte Savino, la terza cima del massiccio del Monte Bibele. Nel tentativo di stanare l’animale furono usati tritolo e mine anticarro, residuati del fronte bellico. Dall’esplosione cominciarono ad affiorare muri di pietra, pezzi di vasi, ossa animali. L’abitato di Monte Bibele veniva bruscamente risvegliato dopo più di 2000 anni.

1972: iniziano gli scavi

Tra il 1956 ed il 1958 il luogo è oggetto di sopralluoghi da parte della Soprintendenza Archeologica dell’Emilia Romagna. Ci vollero però altri quindici anni prima che l’entusiasmo di cultori della materia e appassionati convincessero il Comune di Monterenzio ad intraprendere una impresa allora senza precedenti. Nel 1972 gli scavi di Pianella di Monte Savino ebbero inizio.

La porta dell’Europa

L’attacco alla linea Gotica, con le due direttrici, adriatica e tirrenica, l’una sulla porta della pianura a capo della via Emilia nel settore di Rimini, l’altra da sud, sul Passo del Giogo di Scarperia, sull’Idice e poi su Bologna, sembrava avere analogie con l’ultima grande invasione da sud di cui la storia ci avesse tramandato memoria: l’invasione romana della pianura Padana, avvenuta più di 2000 anni prima, agli inizi del II secolo a.C.

La via Flaminia minore

Nel 1976, l’ipotesi che la via costruita dal console Gaio Flaminio muovesse verso la via Emilia scendendo dall’alta valle dell’Idice veniva suffragata dalla presenza sul crinale Idice Sillaro di toponimi medievali rivelatori di un esito del nomen consolare identico alla più nota via Flaminia tra Roma e Fano. L’ipotesi avebbe in seguito spiegato la grande importanza che un documento come la Tabula Peutingeriana dava al crinale tra le due valli.

1978: interviene l’Università

E’ su queste più ampie motivazioni di carattere storico – topografico che, partire dal 1978, anno della morte di Luigi Fantini, la direzione degli scavi sul Monte Bibele viene assunta dai ricercatori dell’allora Istituto di Archeologia dell’Università di Bologna. L’indagine archeologica porterà, nei 20 anni successivi, all’esplorazione dell’intero abitato di Pianella, allo scavo di una necropoli e di una stipe votiva sul Monte Tamburino.