“Appenninica”. Una straordinaria avventura di ricerca

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“Nella seconda metà dell’ʻ800 le valli orientali dell’Appennino bolognese, dallo Zena al Santerno, sono teatro di ricerche che svilupperanno i primi studi di natura enciclopedica del secolo precedente e che getteranno le basi di importanti discipline scientifiche, quali la geologia, la paleontologia e la stessa archeologia, ponendo quei territori al centro dell’attenzione internazionale.”

1783: la prima mostra archeologica

L’inizio delle ricerche archeologiche nella valle dell’Idice si può fissare alla fine del ‘700, con le prime osservazioni di natura enciclopedica del Dizionario Corografico dell’Appennino bolognese di Serafino Calindri. Punto di riferimento per gli studi che seguiranno sugli aspetti naturalistici, geologici, storici e archeologici delle valli del bolognese, Calindri documenta la prima esposizione archeologica dei rinvenuti avvenuti nel tempo lungo il corso del torrente Idice.

I “Gessi”: geologia e paletnologia

Alla metà dell’ʻ800, le valli del bolognese e dell’Imolese sono teatro dellʼevolversi di importanti discipline scientifiche, quali la geologia, la paletnologia e la stessa archeologia. Protagonista delle ricerche è Giuseppe Scarabelli, a cui si devono i primi studi scientifici di preistoria italiana e quelli sulla stratigrafia dei gessi in funzione delle prime teorie sull’orogenesi del paesaggio appenninico. A Scarabelli è dedicato il Museo di Geologia, Archeologia e Scienze Naturali di Imola.

Il “villanoviano” e i primi scavi archeologici

La nascita dell’Archeologia come disciplina scientifica collegata con Geologia e Paletnologia, muove i primi passi negli scavi operati da Giovanni Gozzadini a Caselle di Villanova, sul basso corso dell’Idice, scavi che daranno vita alla “cultura villanoviana”. Gozzadini interverrà poi a scavi estensivi nel pianoro di Misano, nella valle del Reno, mentre Scarabelli opererà il privo scavo archeologico in cavità ipogeica, presso la Grotta di Re Tiberio, nella valle del Senio.

1871: l’Appennino sulla scena Europea

Nel 1871, Bologna ospita il V “Congresso Internazionale di Antropologia e archeologia Preistoriche”, convegno che porrà il territorio appenninico bolognese al centro dell’attenzione degli studiosi di tutta Europa. Scarabelli presenta lo scavo della Grotta del Re Tiberio, primo scavo condotto con metodo stratigrafico, mentre Giovanni Capellini illustra i numerosi reperti litici provenienti dalla Croara, sulle colline di San Lazzaro di Savena.

Il Farneto e l’archeologia dei gessi

E’ grazie alla maggiore conoscenza geologica delle formazioni pedeappenniniche, che il settore della montagna tra il Savena e l’Idice sarà interessato, a fine secolo, dalle prime prospezioni archeologiche orientate all’esplorazione dei depositi interni ai complessi ipogeici della vena del gesso, a partire dalla scoperta, lo stesso anno del congresso di Bologna  del 1871, della grotta del Farneto, da parte di un giovane allievo di Capellini: Francesco Orsoni.

1881: la società Geologica Italiana

Dieci anni dopo il Congresso Internazionale del 1871, l’Appennino bolognese è nuovamente al centro dell’attenzione internazionale: il “Secondo Congresso Internazionale di Geologia”, tappa fondamentale nella storia di quella disciplina da cui prenderà vita la “Società Geologica Italiana”. In onore dei congressisti, già dal 1879, la sezione bolognese del Club Alpino Italiano aveva deliberato di comporre la prima “Guida dell’Appennino Bolognese”.

La prima guida C.A.I. dell’Appennino

L’edizione de “L’Appennino bolognese: descrizioni ed itinerari” del 1881, contenente una straordinaria Carta Geologica a colori dell’Appennino bolognese, costituirà una tappa fondamentale per la conoscenza fisica e geografica della regione appenninica. Ma oltre al caso eclatante della città etrusca di Marzabotto, il settore orientale dell’Appennino ancora non aveva restituito la percezione di quell’importanza che avrebbe svelato alla fine del secolo successivo.

I primi ritrovamenti in valle Idice

In questa fase di intensa attività sul campo, legata in parte alla raccolta di informazioni sulla presenza del “villanoviano” ad est di Bologna, ancora assiduamente promossa dal conte Giovanni Gozzadini, si inquadrano le prime segnalazioni di rinvenimenti archeologici avvenuti nell’alta valle dell’Idice. Nella stessa Guida del 1881, Gozzadini scrive una memoria dal titolo “Ritrovamenti archeologici nelle vallate Idice e Zena” entro cui si fissa lo stato delle conoscenze in quell’area.

Isex e Silarum nel cuore dell’Impero

Nel 1887, lo studioso tedesco Conrad Miller mette mano alla rielaborazione a colori della Tabula Peutingeriana, la più nota rappresentazione pseudocartografica della rete itineraria del mondo romano. All’Idice e al Sillaro risultava attribuita una importanza del tutto straordinaria, per nulla giustificata dallo stato delle conoscenze sulla demografia romana di quel settore appenninico. Quale allora il motivo di tale singolare rilevanza? Al quesito si sarebbe potuto dare una risposta solo molto tempo dopo.